venerdì 5 aprile 2013

TOROS ... ABC DELL'AFICIONADO ...

Minidivagazioni su corrida e dintorni

GPB ... da www.mondointasca.org del 26/7/07 ... (nella foto Efe, Pase de Muleta)






Gossip... e non solo

“ABC” dell’Aficionado a “Los Toros”

di Gian Paolo Bonomi

(segue da pag. 0)


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L’estate è stagione taurina per eccellenza (corride a gogò) ed eccomi pertanto impegnato in un breve minitrattato sulle vicende della “Fiesta Nacional” (non solo spagnola) sulle indubbie emozioni che suscita, sui pregiudizi, non senza accenni (nelle prossime puntate) alle “plazas de toros” e alle “ferias” più note.

Antichi .... “insulti”!





“ABC” dell’Aficionado a “Los Toros”:
Posso finalmente elargire al cortese lettore un pò di scienza cornupeta perché nel Belpaese le mode cambiano in fretta e foggidì,fortunatamente, i taurofili non corrono più certi rischi. Fino a qualche anno addietro accadeva infatti che tra la corrispondenza in arrivo spuntasse ogni tanto una missiva anonima.
La aprivo con curiosità inferiore solo alla speranzosa vanità (come detto, si parla di altri tempi) che mi scrivesse qualche balda non meno che desiosa ammiratrice alla ricerca di avventure galanti.
Quando mai. Si trattava invece dell’animalista di turno che - letti i miei scritti sugli imminenti viaggi estivi o a consuntivo delle corride visionate - si affrettava a coprirmi di minacce e contumelie. Constati quindi, il cortese lettore, quanti rischi ha corso l’umile scrivano per ispanica “aficiòn” alla tauromachìa che, come accennato, vive e vegeta pure nel sud della Francia, in Messico, Colombia, Perù, Venezuela e in differente versione, in Portogallo.

Cambiano i tempi e gli “umori”





“ABC” dell’Aficionado a “Los Toros”:
E’ trascorso un po’ di tempo e le inquietanti missive sono ormai un lontano ricordo, tanto da ritenere che la demonizzazione della corrida - allora canonicamente officiata alla Bit il giovedì pomeriggio mediante irati slogan e vernice rossa sparata contro lo stand della Spagna - sia passata in secondo piano, nel senso che ha ceduto il passo ad altre mode (pur sempre, beninteso, “animaliste”). Mode (ricordate, ad esempio, la - anche quella ormai sfumata - contestazione delle pellicce?) andazzi che, apro un breve inciso, vertono su argomenti che sarebbe riduttivo definire quisquilie, ma per certo accantonano o relegano in secondo piano tanti altri veri e seri problemi del pianeta che ci ospita.
Con tutto il mio doveroso rispetto per gli animali (al punto che molto spesso sono
indeciso se nutrire più simpatia per il cane o per l’Uomo) non capisco perché certa gente scenda in strada a manifestare per l’allargamento della gabbia di uno zoo ospitante i cercopitechi, mentre si assiste al dramma di bipedi milanesi respiranti luride schifezze e polveri sottili senza che nessuno si muova, lanci un barattolo di vernice, faccia un plissé.
So benissimo che un problema ha diritto di esistere anche se è sovrastato da altri più importanti, ma, nel valutarli e nell’affrontarli, un certo senso della realtà e delle proporzioni non guasterebbe mai.
Qui giunti, debitamente dimensionate le mode e i falsi obbiettivi, non mi resta (ribadita la totale disponibilità a beccarmi i “vaffan..” da qualche epigono della Marina Ripa di Meana) che narrare quel che so sulle corride. Non senza due precisazioni.

Le “bestie” e l’uomo: antichi legami





“ABC” dell’Aficionado a “Los Toros”:
Prima precisazione. La tauromachìa è nata con l’uomo e ha universalmente rappresentato la sfida, l’antitesi tra il bipede e la bestia, la fiera, in tante versioni succedutesi nella Storia: il minotauro a Creta, gli altri racconti della mitologìa, i gladiatori del Colosseo, i combattimenti coi tori in tutta l’Europa medioevale.
Anche in Italia si svolsero corride in posti che oggidì si escluderebbe essere stati plazas de toros: la piazza del Campo - quella del Palio - a Siena; quella Nuova a Bergamo Alta (c'è pure una cronaca del 6 febbraio 1567); le “cacce” nei primi anni dell’Ottocento nelle città marchigiane. Nel corso dei secoli vi fu aficiòn taurina persino tra i freddi piemontesi (spettacolo di tori a Novara, in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele I) e tra i pigri romani (verso la fine degli anni Venti del secolo scorso, una vera e proprio Feria de Toros allo stadio Flaminio, allora chiamato del Partito Fascista).

Nobiltà taurina di Spagna





“ABC” dell’Aficionado a “Los Toros”:
Seconda precisazione. Per “toro bravo” non si intende il nostrano coniuge delle mucche Ercoline, pascolanti nella bassa lodigiana: si tratta invece di un signor bestione da combattimento appartenente a una razza speciale (destinata appunto alla corrida) che scomparirebbe lo stesso giorno in cui scomparisse la corrida stessa.
La “ganaderìa” (allevamento) perpetua la stirpe concedendo lunga e invidiabile vita (pascoli e aria pura della “dehesa”, pianura) a “sementales”, riproduttori, e “vacas bravas”, le mammine dei futuri toros. Quanto alla sorte del toro impiegato nella corrida, alla fine della “faena” (l’ultimo “tercio”, del matador con la “muleta”, preceduto da quelli dei “picadores” e dei “banderilleros”) viene soppresso; ma accade anche, peraltro raramente, da un certo tempo con maggior frequenza, che possa essere “indultado”, graziato) perchè ormai non più utile per future corride (ha già imparato tutto davanti alla “capa” e alla “muleta” eppertanto - come dicevano gli antichi toreri - “sa già il greco e il latino”, non starebbe più al gioco.
Ma la sua uccisione non è frutto di crudeltà o malvagità, né avviene gratuitamente per il puro piacere di uccidere. La carne del “toro bravo”, come il bollito di Carrù o il sapido brasato al Barolo, è usata per fini alimentari (e un tempo era in gran parte regalata in beneficenza). Nella gastronomìa spagnola il “rabo” (coda) di toro stufata e le “criadillas” (testicoli) sono piatti prelibati sempre presenti la sera della corrida nei menu dei ristoranti vicini alla “plaza de toros”.

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