Gossip... e non solo
La metamorfosi di un Toro, dalla Plaza, a piazzista di
Brandy a icona del Turismo
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di Gian Paolo Bonomi
L'inconfondibile Toro di
Osborne
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Chi - tra la cortese aficiòn
lettrice - non è mai stato in Spagna? Pochissimi, se non nessuno. Ecco pertanto
che la storia che segue potrà intrigare molti lettori, perché racconta le
vicende di qualcosa forse dimenticata ma già vista, un vero e proprio
personaggio per chi ha viaggiato in auto sulle strade spagnole, una semplice
idea pubblicitaria divenuta un emblema del turismo e del folclore nazionale.
Si parla del grande, nero Toro (in Spagna detto de Osborne) che si staglia
improvvisamente all’orizzonte, nitido e possente, nei punti di maggior visibiltà
di una “carretera”, al termine di una curva o verso la fine di una salita. La
sua storia compie quest’anno mezzo secolo, è curiosa e non cruenta e invece di
essere stata vissuta nelle Plazas de Toros si è ritrovata coinvolta in
combattimenti politico-legali financo internazionali.
Tutto comincia nel
1956, tempi “franchismi”, repressione, si sta gradualmente affievolendo la fame
della Guerra civile, il turismo sta decollando mentre restano sempre ben
radicati, a sud dei Pirenei, gli stereotipi, la passione per la Fiesta Nacional
(il “mundillo taurino”sublimato nella corrida) il piacere e l’orgoglio di quel
modo di vivere espresso dal celeberrimo pasodoble España Cañì.
Mezzo secolo di vita del Toro
“Veterano”
La andalusa distilleria Osborne,
produttrice di liquori dal 1772 a Puerto de Santa Maria, decide di fare
pubblicità a uno dei suoi Brandy, il Veterano, e affida l’incarico a Manolo
Prieto, collaboratore della Agenzia Azor. Casualmente - come sovente accade in
occasione di scoperte e invenzioni - il pubblicitario risolve immediatamente il
problema disegnando la sagoma di un Toro Bravo destinata ad apparire nella
campagna stradale e sull’etichetta. Dire che con questa trovata pubblicitaria
nacque anche un fenomeno culturale non è forse azzardato: Dalì, Almodovar e
Bigas Luna si ispirarono al Toro in alcune loro opere.
I primi Tori Osborne
di Manolo Prieto - con la scritta Veterano - apparvero sulle strade spagnole nel
1957, erano in legno e non superavano i 4 metri d’altezza. Quattro anni dopo la
famiglia Tejada - costruttrice dei Tori - per una maggior durata e resistenza,
sostituì i pannelli di legno con lamine di ferro e portò l’altezza a 7 metri. Ma
nel contempo cominciavano le prime “grane” a livello normativo.
Nel 1962 una
legge pubblicitaria impose una distanza minima di 125 metri dalla strada. Visto
che il Toro si distanziava dall’automobilista, a Osborne non restò che
raddoppiarne le dimensioni, raggiungendo in tal modo l’altezza di un edificio di
4 piani. A questo punto, non entusiasmanti ma non privi di una certa curiosità,
è il caso di fornire altri dati tecnici: fondamenta di cemento, impalcatura di
acciaio, 150 metri si superficie, 4 tonnellate di peso, 70 lamine di ferro di 1
metro e 90 tenute insieme da 3000 viti, 75 litri di vernice nera (con un tocco
di quella azzurra –tra il posteriore e la coda- per fondersi con il colore del
cielo sullo sfondo).
Toro in lotta contro leggi e
gabelle
Ma - come è di moda dire - le
mamme di burocrati e legulei sono sempre incinte.
E fu così che nel 1988 (in
quegli anni le disposizioni dell’Unione Europea cominciavano a condizionare usi
e costumi dei Paesi che ne facevano parte o si apprestavano a entrarvi) la
proibizione di annunci pubblicitari sulle autostrade spagnole portò alla
sparizione di scritte e immagini. A quel punto il Toro dovette entrare in
politica e in sua difesa insorsero associazioni e singoli cittadini affinché
fosse dichiarato simbolo culturale e artistico. E nel 1994 riecco il rischio di
estinzione, voluta da un regolamento del ministero dei Lavori Pubblici
inventante nuove regole pubblicitarie stradali. Che provocarono una nuova levata
di scudi. Stavolta furono i Municipi e alcune Comunidades a richiedere il
mantenimento della nera immagine, l’Andalusia ne invocò la catalogazione come
Bene Culturale mentre la Navarra andò a pescare una legge sugli antichi Diritti
medioevali per continuare a ospitare il Toro tra i suoi paesaggi. Ovviamente più
si alzavano i toni delle polemiche più alte erano le istituzioni a doverle
dirimere. Dopo il Parlamento che decretò l’ormai attempata creatura di Osborne
“herencia/eredità cultural y artistica del paisaje español”, nel dicembre del
1997 il Tribunale Supremo sentenziava che il Toro “aveva superato il suo
iniziale aspetto pubblicitario e si era integrato nel paesaggio”.
Un Toro (finto) nella storia di
Spagna
Agatha Ruiz de la
Prada
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Le chicche e gli aneddoti sulle
vicende politiche, legali e di costume dell’unico Toro che quantomeno non ha
generato polemiche sulla corrida, sembrano comunque non avere mai fine. Divenuto
un simbolo dell’identità della Spagna ecco i nazionalisti di Catalogna,
Comunidad Valenciana e isole Baleari boicottare e abbattere i Toros ospitati nel
loro territorio. Non istero-nazionalista bensì solo bizzarro, lo stravagante
artista di Caceres, Javier Figueredo, trasformò il Toro al km 535 della statale
n° 630 in una mucca svizzera dipingendola “à pois” bianchi e appendendole le
tette con alcune viti. Né mancano, al Cornupeta (così è definito il toro bravo
in Spagna) ex insegna pubblicitaria, le beghe a causa di diritti e copyrights
(rivendicati dalla Osborne trattandosi di un logotipo commercale). Al tutto
dovrebbe aver posto fine (settembre 2005) un giudice dichiarante che (pur
trattandosi di una ‘marca registrada’ dal gruppo Osborne) il Toro si è
convertito in un “patrimonio cultural y artistico de los pueblos y campos de
España”.
Alla fine di cotante vicende eccoci ai nostri giorni, a prendere
atto che a mezzo secolo dall’apparizione più di novanta Toros di Osborne non
solo pascolano su prati e colline spagnole ma - sulle orme dei Conquistadores e
della lingua castigliana - hanno pure attraversato l’Atlantico per decorare
alcuni panorami del Messico.
E come tutte le storie a lieto fine, si
concluda informando che Osborne ha donato l’immagine del suo Toro a una Campagna
per la Lotta contro la Fame.
Attori (Antonio Banderas), designers (Agatha
Ruiz de la Prada), eccelsi cucinieri (Ferràn Adrià) hanno disegnato una
collezione artistica di tori(Art Bulls) che saranno messi all’asta per fini
benefici durante un giro negli Stati Uniti e attraverso Internet.
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