venerdì 5 aprile 2013

SPAGNA & ITALIA, UNA COLTA TAVOLA ROTONDA CHE (FORSE) HO TRASFORMATO IN MANGERECCIA

Laddove partecipando a un incontro dell'Università di Milano con tema ''Spagna & Italia sguardi incrociati'', dopo altrui letterati argomenti ho (chissà) sbracato un filino raccontando vacue quisquilie mangerecce differenzianti italiani e spagnoli

gpb per mondointasca.org del 25/11/10 - nella foto, itinerari da me percorsi in Spagna (ma forse sono di più) ... n.b. i differenti colori delle varie gite dipendono dall'evidenziatore che riuscivo a fregare per ricordare ai posteri

SPAGNA & ITALIA, TAVOLE ROTONDE E TAVOLE MANGERECCEdi Gian Paolo Bonomi
Scherzi "non" a parte, sto diventando sempre più famoso nell'areopago degli scribi turistici. Un esempio? Se si parla di tavola non nego una certa praticaccia, ma si era sempre e solo trattato di deschi presidiati da piatti e bottiglie.Pochi giorni or sono, invece, ecco il salto di qualità, la consacrazione (che, ormai, ad andarmi di lusso potevo al massimo attendermi postuma) tanto insperata quanto gradita. Mi riferisco a un invito a una tavola che invece dei bassi piaceri del gusto sarebbe stata imbandita con edificanti argomenti con ascendente culturale.Una Tavola Rotonda, a chiusura del Convegno dal titolo “Confini Mobili, lingua e cultura nel discorso del turismo” organizzato dall’Università di Milano. Visto il tema dell’incontro “Italia-Spagna, sguardi incrociati” era poi chiaro che oltre dire la mia sulla lingua spagnola ‘castellano’ e sul turismo, mi sarebbe anche spettato ricordare le mie, chissà quante, più che medio secolari gite in Spagna (mi ero pure portato la foto della carta geografica con tanto di itinerari percorsi).
Turismo ai raggi XTavola Rotonda a parte, durante il Convegno “Confini Mobili” sono stati trattati differenti argomenti relativi al turismo, roba che forse avrebbe potuto interessare anche la stampa cosiddetta di settore, del ‘trade’. E parimenti la Tre Giorni tenutasi all’università di Sesto San Giovanni forse poteva interessare anche quei tour operator che per marketing non intendono soltanto l’acquisto della mailing list dei notai o degli architetti, né possono dire di conoscere il trend solo perché un paio di clienti si sono detti stufi delle Maldive e vogliono andare altrove. Perché, nonostante alcune parole difficiline (per un “villico” come me: Interstatualità, Narrativa Odeporica, per non parlare di Tassonomia) si sono ascoltate interessanti esposizioni per chi bazzica nel ‘mundillo’ del turismo. Tanti relatori hanno commentato le mai perfette guide turistiche, valutato l’immagine turistica di alcuni Paesi (con condanna dei soliti stereotipi) svelato i segreti dell’Incoming (relazione sul Sud Africa in occasione del Mondiale di Calcio). Né si poteva ignorare il pesante impatto del web sui viaggi ‘fai da te’.
Spagna anni Cinquanta: un'altra storiaMa ecco la Tavola Rotonda. Partecipanti previsti sei, presenti quattro (in spagnolo ‘bidone’ si dice ‘plantòn’) quindi più tempo per chi, come me, di vicende ispaniche voleva contarne molte. Ho cominciato informando che per pochi mesi la mia prima andata a sud dei Pirenei non dipese dalla presentazione di una dichiarazione del parroco attestante che oltre a essere un buon cattolico andavo pure a messa (torquemadesca ‘condicio sine qua non’ imposta fino a metà degli anni ‘50). E sempre a quell’era paleozoica del turismo in Spagna risale il ricordo delle disastrose strade di quel Paese (un paio di prof. spagnoli mi ascolta e annuisce, forse rammentando quanto raccontato dagli avi).Un esempio? Per andare da Zaragoza a Madrid, poco più di 300 km, di ore potevi impiegarne 7 o 8: dipendeva dal buon cuore dei camioneros, che mediante una luce rossa suggerivano di non superarli o davano via libera per il sorpasso accendendo una luce verde. Tempi in cui la lira faceva abbondante aggio sulla peseta, talché beccare una multa, anche se si era giovani squattrinati, non dava più fastidio di tanto.
Impressioni monolinguisticheMa con ricordi troppo in là nel tempo e soprattutto eccessivamente autoreferenziali rischiavo di far scadere la Tavola Rotonda nel triste Amarcord di un rottamato aficionado alla Spagna. Dovevo volare più alto, ero ospite della Facoltà di Lingue, un omaggio allo spagnolo andava rivolto. Eccomi pertanto ricordare una recente cena in Ecuador con otto colleghi periodistas: un venezuelano, un ecuadoriano, un messicano, un argentino, un uruguaiano, un peruviano, una costaricana, un colombiano. Sedutisi a tavola tutti si misero a contarsela su senza problemi, grazie alla comune lingua madre spagnola-castigliana. Uno scambio culturale che in Europa avrebbe comportato i suoi problemi tra otto persone provenienti da differenti Paesi.Ma la Tavola Rotonda stava sforando il tempo massimo senza che i miei “sguardi incrociati” (su ambo i Paesi perché ormai posso definirmi un ‘itagnolo’) avessero denunciato le diversità tra italiani e spagnoli.
Per finire con la tavola "imbandita"!Ho subito provveduto a porre rimedio raccontando che agli spagnoli, in un bar italiano, dà fastidio dover pagare con anticipo una consumazione, quasi si trattasse di mancanza di fiducia nella ‘honradez’ di un ‘hidalgo’.E parimenti girano loro le palle quando in un bar del Belpaese, prima di cena, devono strapagare una birretta (non accompagnata da ‘tapas’, che in Spagna si pagano a parte) solo perché in quel locale – ormai lo fan tutti – vige l’Happy Hour (demenziale usanza italiana in cui finisci pari solo se ti ingozzi di patatine e avanzi donati al bar dal ristorante vicino). A loro volta gli italici in Spagna non sopportano il formaggio servito come antipasto invece che a fine menu (ma si sa, ‘la buca l’è minga straca se la sa no de vaca’ …). E incacchiandosi di brutto se devono prendere il cibo (‘picar’) da un vassoio comune; pretendono che ‘lu magnare’ sia servito in un colpo solo nel ‘loro’ piatto, fisso e personale tra coltello e forchetta!Ma, come temevo, sono partito da una culturale Tavola Rotonda per approdare alle vicende mangerecce della tavola imbandita. Addio sogni di gloria.

Nessun commento:

Posta un commento