SORIA
Ubi maior, minor
cessat, categorica locuzione latina rivolta soprattutto alle vicende umane
ma senz’altro riferibile anche a posti e
luoghi. L’aficionado ai viaggi, ad esempio, in partenza per
la Castilla y
Leòn –cuore e culla della Spagna- non può certamente collocare Soria ai vertici
di una ideale ‘classifica turistica’ dei 9 capoluoghi della Comunidad.
Bella forza: con tre
‘colleghe’ (Avila, Salamanca e Segovia) elevate al rango di Patrimonio
dell’Umanità, Burgos che ha ottenuto lo stesso prestigioso riconoscimento per la
sola cattedrale, Leòn che oltre alle bellezze artistiche vanta lo status di ex
capitale dell’omonimo regno e Valladolid che, ultima capitale della Spagna prima
di Madrid, adesso lo è della più vasta regione autonoma d’Europa, si può
facilmente concludere che Soria può essere bella pur senza costituire un “must”
(obbligatorio visitarla, come dicono gli americani) negli itinerari turistici
spagnoli.
E bella lo è, grazie a
un’ampia sufficienza da assegnarle in ciascuna delle componenti che rendono una
località meritevole di una visita: l’arte, la natura e la
storia.
Il passato, anche remoto, di
Soria è infatti molto importante.Basti ricordare che a solo 8 kilometri da
questa minuscola città (poco più di 30.000 abitanti) prosperò e si consumò la
tragedia di Numancia, nome che i soriani pronunciano con giustificato orgoglio.
Importante centro dei Celtiberi Arevaci, nella seconda Guerra Celtiberica
(153
A.C.) Numancia fu attaccata dalle legioni romane del
console Quinto Fulvio Nobilior per una sconfitta imperiale che fece tremare il
Senato di Roma. Seguirono ininterrotti non meno che vani assalti romani, con
l’unico risultato di far rifulgere la nobleza y el sentido del honor de los
numantinos. Solo dopo vent’anni un massiccio assedio di 60.000 legionari
agli ordini di Publio Cornelio Scipione, il vincitore di Cartagine, piegò il
loro valor y la fortaleza.
Trascorsi alcuni secoli bui,
vicino alla Numancia prima celtibera e poi romana sorse Soria, di cui si hanno
tracce certe nel 868 quando, con l’intera penisola iberica divenuta da un secolo
e mezzo musulmana (salvo l’estremo nordovest), il figlio dell’emiro Muhammad
conquistò la città e la annesse al lontano Califfato di Cordoba. Ma è dopo
la
Reconquista, con la nascita dei regni cristiani nel nord
del Paese, che Soria si ritagliò un ruolo importante nella storia spagnola.
Incorporata nel regno di Castilla (1136) ne divenne l’estremo baluardo
orientale grazie alla sua eccellente posizione strategica, affacciata sul regno
di Navarra a nord, su quello di Aragona a est.
L’avamposto-fortezza fu
particolarmente caro a due re, Alfonso VIII e Alfonso X. Il primo, salvato dai
soriani che lo protessero giovanetto dai tentativi dello zio Fernando III di
Leòn di soffiargli il trono, si sdebitò accordando a Soria un Fuero
(corpo di leggi) e ne fu ricambiato anche simbolicamente (appare, a cavallo
e in corazza, al centro dello stemma di città, circondato da dodici scudi
nobiliari). Alfonso X, a sua volta, nel 1266 le concesse il titolo di città (cui
generalmente fa seguito, per le ciudades spagnole più meritevoli, la
qualifica di muy noble y muy leal).
Dopo che gli orizzonti della
Spagna unificata, ai primi del ‘500, si spostarono dalla penisola agli altri
continenti, Soria, che già aveva sofferto economicamente per l’espulsione degli
Ebrei, si trovò ad affrontare un decadente oblio dai risvolti non totalmente
negativi, almeno per chi la visita oggi. Preservata da guerre o altre vicende
politiche, motivo principale la sua posizione defilata dalle grandi vie di
comunicazione, Soria ha infatti potuto preservare nel tempo i suoi tesori
artistici, grazie anche a un clima favorevole e alle sparagnine caratteristiche
della gente castellana, che più parca e conservatrice non si
può.
Dai pochi cenni relativi alla
geografia e al clima, si può dedurre con buona facilità che Soria e il suo
territorio godono le bellezze di una natura invidiabile. A 1.056 metri sul livello
del mare (record dei capoluoghi di provincia spagnoli, superato soltanto, e solo
per poche decine di metri, dall’altitudine di Avila) la città è abbellita dal
passaggio del Duero, nella parte alta di un percorso “vinicolo” che terminerà
soltanto a Porto. Aria pura e limpida, pertanto, clima rigido in inverno ma
gradevole d’estate, certamente benefico per l’uomo (e, vista la scarsa umidità,
per la preservazione delle sue opere), il tutto per una vivibilità che nella
bella stagione trasforma la città e i suoi dintorni in località di
villeggiatura. Amata e odiata da Antonio Machado, suo cantore per eccellenza,
Soria elargisce al viaggiatore -assordato da chiasso e rumori tanto vantati dal
folklore di altre località iberiche- quella tranquillità che solo una città
della provincia della Castilla y Leòn può garantire. Oltre allo struscio
–‘officiato’ in un quieto brusìo nel Collado, la strada per antonomasia-
e a robuste mangiate di asados (arrosti), il sussiegoso e
tradizionalista soriano (come gran parte dei corregionali castellanos)
non è che si permetta gran che d’altro, e non per ristrettezze economiche. Una spiegazione c’è: chi vive in una regione
interna, vocata al lavoro nei campi, lontana dal mare e ‘arroccata’ su un
altopiano con 700
metri di altitudine media, è parco, riservato,
parsimonioso, bada al sodo. Uno stato d’animo forse non esaltante, che comunque
fu oggetto di ammirazione anche da parte dell’andaluso Machado: “Contro l’anima
ridondante e barocca, che aspira soltanto all’esibizione e all’effetto, il
miglior antidoto è Soria, maestra in castellanìa che sempre ci invita a
essere ciò che siamo, nient’altro”.
Tranquillità nelle strade di
Soria, silenzio tra la natura che la circonda: boschi di pini, riposanti
panorami nei dintorni, dai
Picos (Cime) del Urbiòn al Moncayo, mentre il Duero si apre faticosamente
la strada verso le pianure (“tra plumbei poggi e macchie di corrosi querceti”,
Machado). Siamo nella terra delle Cañadas, dei Tratturi Soriani Orientali
-tra i più importanti della Meseta centrale spagnola- Caminos e pascoli
delle greggi di pecore Merinos che ai primi caldi della pianura, condotti da
pastori con Capa (tabarro) Blanca, muovono verso i monti del
Sistema Iberico.
La capitale di una provincia
dedita all’agricoltura, circondata da paesaggi bucolici e lontana da modernismi
e innovazioni, non può che vantare una gastronomìa estremamente valida per la
sua naturalezza, semplicità e schiettezza. Chi visita Soria gode i già citati
asados di cochinillo (maialino), cordero (agnello),
cabrito (capretto), con alubiones (fagioli) del Burgo de Osma, per
non parlare delle trote di Ucero, i granchi di fiume ‘a la soriana’, le migas
(pane sbriciolato fritto) ‘a la pastora’, codornices y perdices
escabechadas (quaglie e pernici in scapece), gli insaccati stagionati
nell’aria dei monti. Al momento del postre (dessert) non c’è che da
scegliere tra il lascito moresco, le yemas (tuorlo d’uovo zuccherato e
glassato), pasticcini con sciroppi e quanto sfornato giornalmente –e messo in
vendita sull’antica ruota, nei conventi delle suore di clausura- torte, budinetti, biscotti, per non parlare
della mantequilla dulce (burro
dolce) di Soria.
LA VISITA
Santo Domingo
Monumento nazionale
(anticamente chiesa di Santo Tomè) Santo Domingo vanta una facciata che può
essere definita la più bella del romanico spagnolo, con ordine e geometrìa
estremamente accurati: splendidi il rosone e il portale sovrastato da un giro
di 4 archivolti (impressionante la bellezza delle numerose
sculture dei personaggi raffigurati, l’Apocalisse, i Santos Inocentes,
la Vergine
e il Bambin Gesù, la
Passione di Cristo). Notevoli, nella parte inferiore,
rettangolare, due serie di archi ciechi –bellissimi i capitelli di quelli più
bassi- di influenza francese (Notre Dame di Poitiers). Pur bello e interessante,
con tre navate gotiche con ogiva, del ‘500, un ricco retablo (pala
d’altare) del ‘600, l’interno non può valere la splendida facciata.
Concatedral de San
Pedro
Prima di essere dichiarata
cattedrale, San Pedro fu Collegiata, costruita dagli Agustinos nel 1152.
Nel 1520 furono attuati importanti restauri in stile rinascimentale (anteriore
alla ricostruzione la magnifica facciata
plateresca, con San Pedro, seduto, nella nicchia). L’interno, ultimato da
Rodrigo Perez nel 1573, presenta 3 navate con cappelle laterali, sostenute da
eleganti colonne cilindriche con volte ramificate. Ulteriore e splendida
attrazione di San Pedro, il chiostro romanico (XII secolo, monumento nazionale)
con influenze musulmane e bizantine.
San Juan de Rabanera
Monumento nazionale, prezioso
gioiello del romanico di fine XII secolo, pianta in croce latina, è arricchito
da elementi (timpano, la porta di ponente) appartenenti alla chiesa di San
Nicolàs (rovine lungo la
Calle Real). All’esterno, molto bello l’abside, con due
finestre ornate di foglie di acanto e un’interessante cornice. All’interno,
tiburio sulla crociera, un prezioso retablo plateresco del pittore Juan
de Baltanàs e dello scultore Francisco de Agreda.
Palacio de los Condes de
Gomara
Maestoso palazzo
rinascimentale (1592), senza dubbio il più bel monumento dell’architettura
civile
soriana, con una facciata
doppiamente interessante: per la lunghezza, più di 100 metri e per la
differenza di stili. Sul lato sinistro si ammira un disegno ispanicamente
herreriano, con ricco portale, un gigantesco scudo sostenuto da due
giganteschi mazzieri, balconi con frontone e finestre con inferriate. Sulla
destra, una doppia galleria di archi a tutto sesto (12 in quella inferiore, 24
nella superiore) con colonne ioniche. Bella la torre d’angolo su 3
piani.
Plaza Mayor
Centro storico e politico
nonché cuore pulsante (come tante altre Plazas Mayores di Spagna) della
vita cittadina. L’attuale Ayuntamiento (Municipio) corrisponde all’antica
casa dei Doce Linajes de Soria (Dodici Lignaggi di Soria), la dozzina di famiglie nobili
(altrettanti scudi appaiono sulla facciata) dalle quali discese la tanta
nobleza che abbondò nella Castilla y Leòn imperiale. Non manca una
chiesa, Santa Maria la
Mayor, un tempo San Gil, contenente, quanto a stili
architettonici, la storia di Soria: resti romanici della seconda metà del XII
secolo, la Capilla
Mayor del XVI con nervature gotiche e qualche elemento barocco
e neoclassico. I portici e l’orologio della Casa della Audiencia, antico
ayuntamiento (1769), fanno ormai parte della letteratura spagnola
(“Soria fria! La campana de la Audiencia da la una, Soria, ciudad
castellana, tan bella!, bajo la luna”, Machado).
Monastero de San Juan de
Duero
Monumento nazionale, sulla
riva sinistra del Duero, rappresenta una delle opere più peculiari del romanico
in Spagna. Dell’antico monastero dell’Ordine dei Monaci Ospedalieri di
Gerusalemme si conservano solamente il Chiostro (XIII secolo) con influenze
mudèjar e siculo-arabe, e la chiesa (XII secolo): una sola navata, pianta
irregolare con presbiterio e abside semicircolare, pregevoli due altari romanici su ciascun
lato.
Ermita de San
Saturio
Eremo del XVII secolo,
dedicato al patrono di Soria, costruito in una caverna sovrastante uno spuntone
di roccia affacciato sul Duero. L’edificio principale, di pianta ottagonale, è
decorato dal pittore soriano Antonio Zapata. Il Camino che conduce
all’Ermita fu uno degli itinerari
prediletti da Machado.
Museo Numantino
Vicino alla Dehesa, inaugurato
dal re Alfonso XIII nel 1919, costituisce il compendio archeologico e storico
della provincia di Soria e presenta come importante attrazione i reperti degli
scavi di Numancia, in particolare gli oggetti delle attività quotidiane delle
popolazioni celtibere.
Gian Paolo
Bonomi
Nessun commento:
Posta un commento