| VALENCIA E LE SUE FALLAS |
| Dai Saturnalia a oggi, sempre festeggiando il ritorno alla vita | ||
| GPB ... Viva il fuoco purificatore ... | ||
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A SAN GIUSEPPE VALENCIA
BRUCIA L'INVERNO
Mesi e mesi per disegnarli
eppoi costruirli, pochi minuti nella notte di San Giuseppe per distruggerli tra
fuoco e fiamme. Si tratta dei parots,
un tempo rudimentali sculture di legno e cartapesta, oggidì sostituiti dai ninots -enormi statue e composizioni di
ottimo valore artigianale- bruciati il 19 marzo a Valencia al termine delle Fallas (in valenciano falò). Uno
spettacolo assolutamente incredibile non meno che indimenticabile, il momento
culminante di una delle più belle Fiestas, se non la più bella, che dalla
primavera all'autunno rendono la Spagna capitale del folklore, del divertimento,
delle tradizioni storiche e culturali.
Le origini delle Fallas risalgono al XVI secolo, ma di
feste con il fuoco protagonista è piena l'antichità, basti ricordare i
Saturnalia, le fiamme purificatrici che annunciano l'uscita dall'inverno,
l'arrivo della benefica primavera, i frutti e le messi ristoratrici dopo il
forzato digiuno nella stagione inclemente. Le Fallas (da faculas, le fiaccole che -in attesa
della radio e del radar- servivano per comunicare nel buio della notte tra le
torri di avvistamento di mura cittadine e castelli), sono ormai sinonimo di
Valencia, costituiscono il grande appuntamento primaverile nella capitale del
Levante, adagiata a metà della costa mediterranea spagnola, tra i Pirenei e lo
stretto di Gibilterra. I falò della notte di San Giuseppe (la Cremà) trasformanti Valencia in
un'irreale girone dantesco, la Nit de
Foc (un grande spettacolo pirotecnico con centinaia di fuochi d'artificio) e
la Macetà (per tutta la Fiesta, alle
due del pomeriggio nella piazza del Municipio, un susseguirsi di tremendi scoppi
anticipanti l'enorme boato di un petardo), sono soltanto i più vistosi e
rumorosi richiami delle Fallas.
Oltre alle rituali corridas de toros nella storica Plaza e
a un continuo viavai di bande musicali e clubs taurini con trombe e tamburi, nella
settimana che anticipa San Giuseppe, Valencia trasforma le sue strade in fiumi
di fiori, una marea profumata e multicolore che arriva a coprire la facciata
della basilica di Nuestra Señora de los Desamparados, patrona della
città.
La deposizione di questa
miriade di rose, garofani, gladioli ha luogo al termine della Ofrenda, un'elegantissima processione
dominata dalla presenza di tante bellezze della Huerta valenciana in bianchi abiti
arricchiti di pizzo e ricami.
Senza libagioni (birra e i
robusti vini del vicino Maestrazgo) e piaceri della tavola, a cosa si ridurrebbe
una Fiesta in Spagna? E allora si
proceda con la paella valenciana,
l'arroz negre (il riso nero, di
seppia), l'all i pebre (anguilla in
piccante umido), i buñuelos (dolcetti
a bignè) e il torrone con nocciole della alicantina
Jijona.
Gian Paolo Bonomi (foto archivio Oet) | ||
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