venerdì 5 aprile 2013

VALENCIA E LE SUE FALLAS

Dai Saturnalia a oggi, sempre festeggiando il ritorno alla vita
GPB ... Viva il fuoco purificatore ...
A SAN GIUSEPPE VALENCIA BRUCIA L'INVERNO

Mesi e mesi per disegnarli eppoi costruirli, pochi minuti nella notte di San Giuseppe per distruggerli tra fuoco e fiamme. Si tratta dei parots, un tempo rudimentali sculture di legno e cartapesta, oggidì sostituiti dai ninots -enormi statue e composizioni di ottimo valore artigianale- bruciati il 19 marzo a Valencia al termine delle Fallas (in valenciano falò). Uno spettacolo assolutamente incredibile non meno che indimenticabile, il momento culminante di una delle più belle Fiestas, se non la più bella, che dalla primavera all'autunno rendono la Spagna capitale del folklore, del divertimento, delle tradizioni storiche e culturali.

Le origini delle Fallas risalgono al XVI secolo, ma di feste con il fuoco protagonista è piena l'antichità, basti ricordare i Saturnalia, le fiamme purificatrici che annunciano l'uscita dall'inverno, l'arrivo della benefica primavera, i frutti e le messi ristoratrici dopo il forzato digiuno nella stagione inclemente. Le Fallas (da faculas, le fiaccole che -in attesa della radio e del radar- servivano per comunicare nel buio della notte tra le torri di avvistamento di mura cittadine e castelli), sono ormai sinonimo di Valencia, costituiscono il grande appuntamento primaverile nella capitale del Levante, adagiata a metà della costa mediterranea spagnola, tra i Pirenei e lo stretto di Gibilterra. I falò della notte di San Giuseppe (la Cremà) trasformanti Valencia in un'irreale girone dantesco, la Nit de Foc (un grande spettacolo pirotecnico con centinaia di fuochi d'artificio) e la Macetà (per tutta la Fiesta, alle due del pomeriggio nella piazza del Municipio, un susseguirsi di tremendi scoppi anticipanti l'enorme boato di un petardo), sono soltanto i più vistosi e rumorosi richiami delle Fallas.

Oltre alle rituali corridas de toros nella storica Plaza e a un continuo viavai di bande musicali e clubs taurini con trombe e tamburi, nella settimana che anticipa San Giuseppe, Valencia trasforma le sue strade in fiumi di fiori, una marea profumata e multicolore che arriva a coprire la facciata della basilica di Nuestra Señora de los Desamparados, patrona della città.

La deposizione di questa miriade di rose, garofani, gladioli ha luogo al termine della Ofrenda, un'elegantissima processione dominata dalla presenza di tante bellezze della Huerta valenciana in bianchi abiti arricchiti di pizzo e ricami.

Senza libagioni (birra e i robusti vini del vicino Maestrazgo) e piaceri della tavola, a cosa si ridurrebbe una Fiesta in Spagna? E allora si proceda con la paella valenciana, l'arroz negre (il riso nero, di seppia), l'all i pebre (anguilla in piccante umido), i buñuelos (dolcetti a bignè) e il torrone con nocciole della alicantina Jijona.

Gian Paolo Bonomi

(foto archivio Oet)

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