PAMPLONA, UNA FIESTA ''PELIGROSA'' (MA NON PER COLPA DEI TORI) 2° |
Con ''El Pana'' e la sua ''cuadrilla'' di aficionados monferrini in Navarra a festeggiare San Fermìn ... vicende stravaganti epperò vissute (a fondo: 18 ore treno+auto no stop) ... | |||||||
gpb per mondointasca.org del 29/7/2009 ... nella foto Bonomhemingway | |||||||
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A Pamplona per la Feria di San
Fermìn
di Gian Paolo Bonomi
Continua lo psicodramma non taurino, pericoloso sì
ma non per colpa dei tori. Dopo le peripezie con Trenitalia, come narrato nella
prima puntata, si parte in auto con El Pana e la sua "cuadrilla" di
"aficionados" di Nizza Monferrato...
4 luglio, ore 21. Giunto precariamente ad Acqui (vatti a fidare delle ex FFSS oggidì Trenitalia: quattro ore – però ritardi inclusi – per giungervi da Milano, via Voghera e Alessandria, vivendo una sorta di miniodissea ferroviaria) incontro El Pana e due componenti (altrettanti arriveranno il dì seguente a Pamplona, più signorilmente per via aerea) della sua Peña (circolo) taurina di Nizza Monferrato. È dunque pronta per affrontare il viaggio notturno in Navarra, circa 1220 chilometri, un’auto (Fiat Punto) ospitante un equipaggio composto da: un’ottantina di litri di Barbera contenuti in miniotri custoditi in cassette di cartone; il vecchio barbuto (e quasi sosia di Hemingway) autore di queste righe; i due citati “aficionados taurini” gregari de El Pana; e infine quest’ultimo, avvinghiato alla guida (non la mollerà mai; quattordici ore tirate, salvo pipì e benzina).
In auto, catering di
"qualità"
Quanto al sostentamento, il Catering non poteva che risultare eccellente grazie all’inserimento della specialità locale (il salame) tra le michette prodotte con professionale sapienza da El Pana (dero) … che in spagnolo significa appunto “panettiere”. Paninozzi dunque, ma come andavano giù mercè l’eccellente Barbera imbarcata. E per di più facilmente deglutibile: a ogni curva, infatti (e da Acqui all’autostrada Torino-Savona riuscii a contarne fino a cemtoventi, poi preferii mollare) le cassette di cartone sistemate in mezzo al sedile posteriore si abbattevano indistintamente (a seconda della curva) su ciascuno (uno ero io) dei due aficionados stretti tra la Barbera e la portiera del veicolo, talché bastava attendere che il volante si girasse per ritrovarsi generosamente dissetati.
Attraverso la "Franza"
Giunti al termine della costiera autostrada ligure, chi scrive e la forza d’urto della Peña de El Pana scoprono con raccapriccio di essere finiti nella più costosa strada del mondo (e ne pagano il fio). Chi infatti esce per fare benzina dopo aver pagato il pedaggio al casello di Ventimiglia, paga una cifra spropositata (forse 3 o 4 euro, era notte, più la Barbera) per percorrere non più di trecento metri conducenti all’autostrada per la Francia (prenda pertanto buona nota il cortese lettore). R.A.S. (Rien A Signaler in Francia, niente da segnalare, tanto per usare la lingua dei Paesi che si visitano) salvo un notturno saluto alla Plaza de Toros di Frèjus (la più vicina al Belpaese, nei giorni di ferragosto una miniferia con due o tre corride) e una sorta di incidente diplomatico tra me e un “gabacho” (termine spregiativamente usato dagli spagnoli nei confronti dei non amati francesi) in un autogrill sull’autostrada subpirenaica congiungente Atlantico e Mediterraneo.
Alle prese con un "Gabacho"
francese...
Accade infatti che alla richiesta di cappuccini (en France, naturellement, avec brioche) quel pirla del barista ci chiede il pagamento anticipato. Al che, il sottoscritto (già sentendo il profumo di Spagna laddove mai si riscontra tanto orrida mancanza di fiducia) risponde (ça va sans dire en français) al facente i caffè con una veemente (Barbera juvante) arringa così “antifranzosa” che sarebbe piaciuta anche a Napoleone (che era corso e a lui della Francia non gli fregava niente: cercava solo un posto dove fare l’imperatore). Pagato (anticipatamente) il caffelatte, si prosegue per Roncisvalle e di lì (punto di inizio del - a me caro - Camino de Santiago, 770 chilometri a Santiago de Compostela) si scende a Pamplona (raggiunta dopo diciotto ore di viaggio no stop; quattro in treno e quattordici in auto).
Finalmente, alla meta: Astràin, "cerca de
Pamplona"
La nostra cuccia Sanferminera non era però ubicata nella capitale navarra (laddove alberghi e case private sono assai costosi, come carissimi sono i balconi affittati alle otto del mattino per vedere l’Encierro e – tra poco tempo – ti faranno pure pagare l’aria che respiri, datosi che i Sanfermines sono ormai divenuti un grande appuntamento mondiale). No; scoperta tre anni fa in occasione della prima venuta de El Pana, si sarebbe dormito nella (carina, suggerita a chi si aggira in Navarra) Casa Rural “El Carpintero” (il falegname, e vai con le attività artigianali … carpintero, panadero…) situata ad Astràin, a nove chilometri da Pamplona. E qui iniziarono i miei problemi, consistenti nel ritrovarmi appiedato in una località un filino isolata (per la recente apertura di una superstrada che la “saltava”) in compagnia di giovani trasgressivi (per dirla col poeta, casinisti nati, e facevano pure bene, vista l’età) dalle differenti abitudini (gozzoviglie, orari, posti e quant’altro) dell’antico signore qui scrivente. Ad ogni buon conto (non so se grazie a dio, per certo grazie a San Fermìn) anche questa ennesima mia Fiesta a Pamplona si è risolta felicemente. Come doverosamente informerò nella prossima (e ultima: mai abusare del cortese lettore) puntata. (2 – prosegue) | |||||||





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