venerdì 5 aprile 2013

PAMPLONA, UNA FIESTA ''PELIGROSA'' (MA NON PER COLPA DEI TORI) 3°

Si conclude una trasferta bizzarra non meno che avventurosa, non per colpa dei cornupeti bensì per manifesta inferiorità di un antico aficionado appetto ai giovanili entusiasmi dei coèquipiers

gpb per mondointasca.org del 5/8/09 ... nella foto: il ponte medioevale a Puente la Reina, costruito per il passaggio dei pellegrini del Camino de Santiago

Feria di San Fermìn, ultimo atto

di Gian Paolo Bonomi

Continua lo psicodramma, pericoloso sì, ma non per colpa dei tori. Nelle due puntate precedenti: dopo quattro ore di treno da Milano, arrivo a Nizza Monferrato e da qui parto con "El Pana" (dero) - in spagnolo panettiere - e la sua "cuadrilla" di giovani "aficionados" per raggiungere Pamplona (quattordici ore d'auto no stop) a godere la, a me cara, Fiesta di San Fermìn...












Rieccomi dunque a Pamplona (quante volte ci sono stato per i Sanfermines? chi lo sa) e tra le tante motivazioni che quest'anno mi hanno spinto a sud dei Pirenei annovero la voglia di ricordare Elio Garberi e Bernard Mahon.
Il primo, mitico "presi" del Club Taurino di Milano da poco trasferitosi nel cielo (beninteso con vista sulla "querida España") a parlare di corride con qualche angelo taurino, bigiò la Fiesta una sola volta in cinquant'anni, a causa di un “fioretto” disperatamente deciso dopo l’ennesima bocciatura della figlia nel tremendo esame di Diritto Amministrativo. Ma salvo la suesposta, sciagurata assenza, per 50 anni 50 Elio mai disertò una Feria de San Fermìn che fosse una, nemmeno quando, importante avvocato milanese, ai primi di luglio (e il 7 si festeggia il Patrono della Navarra) si ritrovò impegnato un importante processo (bastò una accorata richiesta di rinvio al presidente, e vai!) a Pamplona “a correr los toros”!


Da Bernard l'irlandese a El Pana monferrino










Bernard, invece, del Club Taurino fu solo umile gregario nonché mia vittima sacrificale. Ma avevo ragione perché, se distratto dal canonico “beverone” (dozzinale Brandy spagnolo da “señoritos”, tanto, con Ginger Ale, poco) da lui brevettato durante un soggiorno a Cordoba che precedette la sua venuta a Milano e opportunamente provocato, Bernard produceva il meglio del meglio di quel raffinato “humour” irlandese mutuato da gente tipo Wilde e Shaw. Oltre che per l’importanza delle loro esistenze ho ritenuto necessario fornire gli identikit dei due sullodati amici scomparsi, per meglio evidenziare quanto abnorme e diverso, in sede di contenuti etici e umani, non poteva che rivelarsi questo mio ultimo soggiorno a Pamplona con “El Pana” e la sua scatenata “cuadrilla” di nizzardi monferrini (che, sia ben chiaro, full-immergendosi nel casino della madonna più avanti descritto, altro non facevano che il loro giusto dovere di giovani, e dio sa quanto li ho invidiati).


Chupinazo, pronti: via!










Ma ecco i “momenti chiave” (quelli che i turisti yankees chiamano Highlights) della mia tribolata “Vicenda Pamplonica” (o pamplonesa: pamplonica lo dicono i navarros, che amano ingentilire e aggiungere il diminutivo “ica” a molti sostantivi e aggettivi).
Ore 12 del 6 luglio. “Chupinazo” (sparo del minirazzo che dà il via alla Feria de San Fermìn). Da almeno tre ore nella Plaza Consistorial si accalcano (eufemismo: si schiacciano) migliaia di eccitati giovinastri fradici di vino, spumante (nel Vej Piemont licevasi antan “d’la balèta”), acqua, altri liquidi non meglio identificati, il tutto opportunamente mischiato con segatura, farina e quant’altro buttato o buttatisi loro addosso. In quel – diciamo – trambusto non potevano mancare i miei compagni di viaggio, che, non privi di sensibilità, mi avevano pateticamente invitato, senza successo, a essere dei loro.

Sorrisi e foto (con barba) al Cafè Iruña









Hemingway alla sede del Turismo di Pamplona

Ore 16 del 6 luglio.
Dopo quattro ore (otto birre e tapas varie) di attesa al Cafè Iruña (domicilio diurno del mitico Hemingway - e forse perché influenzati da questa chicca storica e dalla mia barba molti Sanfermineros mi scoprono sosia del grande Ernest, chiedendomi pure di posare per una foto ricordo -) ecco apparire “El Pana” e i suoi eccitati compañeros, più simili a violacei fantasmi espulsi da un mosto che a giovanotti perbene della sana provincia monferrina. Quel che resta del giorno viene speso girando da un bar all’altro, non scelto per decisione propria bensì imposto dal movimento ondoso dei festeggianti.
Né potevo guadagnare la cuccia, che (come già informato) trovavasi a nove chilometri da Pamplona: le due auto della spedizione erano infatti gestite dai giovani amici, gli autoservizi risultavano rari, i taxi introvabili. Un incubo, alleviato da birre, vini e Pacharàn (tipico liquore navarro molto inciuccante) ma reso drammatico da un tragico male ai piedi (mica scemo Hemingway - e poi pagava il giornale - che dormiva in città).


Dalla "andanada", la corsa dei tori è un'altra cosa!










Ore 18.30 del 7 luglio, San Fermìn. Corrida.
Si è riusciti a trovare una “entrada” (biglietto) nella proletaria “andanada” (piccionaia: la Casa de la Misericordia, padrona della Plaza e organizzatrice della Feria del Toro, devolverà sì i guadagni ai meno abbienti navarros, ma, se si parla di prezzi per vedere una corrida, di misericordia verso gli aficionados ne riserva ben poca). Ma la piccionaia della Plaza di Pamplona non ha niente a che vedere – tanto per fare un esempio - con il civile loggione del Regio di Parma. In questa bolgia “pamplonica” se non sei appollaiato sullo scalino della fila più alta puoi solo aspettarti sulla schiena ogni sorta di liquido (e pure di solido: anni fa una mia amata, molto chic e snob, si girò sorridendo verso i ciucchi delle Peñas (club taurino/musicali) e si ritrovò sul musino un megapanino contenente un’abbondante razione di spaghetti alla bolognese).
Non per niente “El Pana” si presenta al mio cospetto indossando una sorta di scafandro artigianale composto dai neri sacchi di plastica della spazzatura. Una visione invero edificante di un abitino da corrida forse eccentrico ma almeno utile: tant’è che il sottoscritto, privo della citata protezione, a fine corrida si ritrova sporcamente inzuppato di tutto non meno che disperato.


Distrutto, ma felice. Al prossimo anno, Pamplona!










Ore 22 del 7 luglio.
Di essere portato dagli amici o di trovare un mezzo di trasporto per giungere nel letto del lontano Agriturismo che ci ospitava, non se ne parla nemmeno. Morale: sbatacchiato nell’onda d’urto dei giovinastri festeggianti San Fermìn, non ho altra scelta che vagare per bar fino all’alba con i miei baldi amici monferrini. Evviva il sole del nuovo giorno!
Ore 9 dell’8 luglio, Pamplona. Pressoché totalmente distrutto vengo deposto su un bus per Zaragoza e di lì volo a Bergamo. Puzzo ancora di vino, forse faccio schifo. Ma anche quest’anno sono stato a Pamplona*. A correr los toros.
P.S. *E ci tornerò l'anno prossimo,ho già cominciato il conto alla rovesia e Ya Falta Menos, manca sempre minor tempo).

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