Slovenia, natura e
"senatori" asburgici
I luoghi della Grande
Guerra, le tracce e le sedimentazioni della storia, i panorami rilassanti, la
vitalità di una nazione giovane e già integrata nella vecchia (nuova?) Europa.
Tutto questo e molto altro ancora è la Slovenia
di Gian
Paolo Bonomi
Per non
essere da meno della stampa e della storiografia universali, ho pensato bene di
commemorare anch’io il primo centenario
della prima Guerra mondiale mediante una gita in quella tribolata
appendice meridionale della Mitteleuropa, i Balcani, in cui maturò il conflitto che cambiò i nostri destini
(ancorché più estesa, la seconda Guerra mondiale fu meno tragica – salvo il
dramma dei bombardamenti aerei su inermi civili - grazie alle nuove tecnologie
e alla scoperte scientifiche, vedi la penicillina e il radar).
Ma per
andare dal Belpaese nei Balcani (beninteso in auto: ti fermi dove vuoi e vedi
quel che vuoi, aerei e treni van bene ai vacanzieri stanziali in alberghi vista
mare e a chi va a imbarcarsi in stolte crociere) dovevo passare dalla Slovenia, da cui si evince che non ho
potuto esimermi dal tampinare e chiedere lumi ad Ada Peljhan, demiurga del Turismo sloveno a Milano.
Perché conoscevo poco del suo ancorché piccolo (ma mai come in questo caso vale
il detto piccolo è bello) Paese (a me simpatico, e più avanti spiego il
perché). E fatta eccezione per una giovanile visita alle celeberrime grotte di
Postumia-Postojna, un blitz balneare a Portorose-Portoroz (a cantare la nota
canzone dei ciucc di quelle parti, la
Mula de Parenso) e, da aficionado alla storia, un sopralluogo a
Kobarid-Caporetto (tragica parola per gli italici, e a farci scappare c’era
pure un giovane Rommel) in Slovenia avevo limitato le mie apparizioni soltanto
per motivazioni poco gloriosamente gastronomico-palatal-goderecce. In un paio
di occasioni, traguardando a oriente i colli dalla friulana Cormons del mè
amìs Bruno Pizzul, mi recavo
infatti all’assaggio di quegli stessi vini (cambiava, e di poco, il nome, sai
che problema, ma cambiava, questo sì, importante, anche il prezzo, ça va
sans dire più basso, e parimenti viaggiare oggidì in Slovenia costa davvero
poco, vedi tra poche righe), vini
che in terra italica rispondono al nome di Ribolla (Rebula), Verduzzo (Verduc)
e Malvasia (Malvasija) invero più vino istriano che della zona Collio, italiano
o sloveno che sia.
Alla scoperta di Novo Mesto
Stavolta in
Slovenia (come detto, Ada Peljhan juvante)
mi sono recato più seriosamente, nel senso che, oltre a Lubiana (che descriverò alla prossima puntata) ho visitato
località meno note (quindi non parlo del celeberrimo lago di Bled o dello sci a
Kranjska Gora o della colta Maribor, li descrivano le solite, noiose guide
turistiche) tipo Novo Mesto,
gran bella cittadina nella Dolenjska
(bassa Carniola) sud del Paese, al confine con la Croazia, che oltre a un atout
culturale (importanti reperti archeologici) può vantare una deliziosa vista
dalla posizione sul fiume Krka.
E al Gostisce Na Trgu, lindo ristorantino al centro della cittadina ho desinato
a un costo (dettaglio per me non indifferente, non sono avaro, sono povero)
davvero memorabile: 6 euro per un piatto caldo di riso e seppie, contorno
verdure miste a scelta, dolce della casa e mès liter di birretta (il
tutto, seduto al tavolo come i siòri, e pure servito da cortese camerierina che
tanto mi ricordava le operette di Lehar).
Personaggi e architetture della Mitteleuropa
Perché la
Slovenia è terra, sì (bella ovvietà) di sloveni, ma con il (si fa per dire)
piccolo dettaglio che gli abitanti di questo estremo nordovest della ex
Jugoslavia (Slavi del sud) sono stati per secoli legati alla da me amata dinastia degli Absburgo (p.f. lasciare
la prima b, scrive così anche Magris). Quella casa regnante (per inciso, grande
anche in Spagna dal XVI al XVII secolo, le diede un impero) che diede alla
Mitteleuropa secoli di pace (Lombardo Veneto inclusi quindi anche el nost Milan). Mica per niente (oltre a
un pellegrinaggio alle tombe absburgiche nella cripta dei Kapuziner di Vienna,
monumentale quella bronzea di Maria Teresa, cui noi milanès dobbiamo
tantissimo, Scala inclusa) il 18 agosto di non ricordo più quali anni mi sono
recato un paio di volte a Giassico
(Cormons) a festeggiare il genetliaco di Franz Josef I (1830) commemorato, con
devota simpatia, da 13 popoli in altrettante lingue (sloveno e italiano
inclusi) e praticanti svariati credi e religioni. Per questo a Lubiana ho goduto da matti aggirandomi
nel vecchio nucleo storico, tra un limpido barocco e case primo ‘900 in
delizioso Jugenstil e Secessione. Narrazione (della capitale di una Slovenia,
che oltre a ricordarmi il piacevole trentino mi fa anche pensare un pochino
alla dolce Valtellina) che destino alla prossima puntata, giovedì 17 luglio.
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