PAMPLONA, IN DIRETTA (DA MILANO) IL PRIMO ''ENCIERRO'' DEI SANFERMINES
Stante il non ancora avvenuto recupero delle forse spese a Pamplona nei Sanfermines dell'anno scorso vedo l'Encierro a Milano dalla tivù spagnola e lo commento con termini e dati (davvero) interessanti | ||
gpb per mondointasca.org del 15/7/10 (nella foto, Hemingway - notevole la sua somiglianza con l'autore di questo scritto - nell'ufficio del turismo di Pamplona) | ||
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DIRETTA (DA MILANO) IL PRIMO "ENCIERRO" DEI SANFERMINES DI
PAMPLONA....di Gian Paolo
Bonomi
La Feria di Pamplona o Sanfermines, descritta da Hemingway in Fiesta, inizia il 6 luglio alle 12 con lo sparo del Chupinazo (razzo) dall'Ayuntamiento (Comune) e termina a mezzanotte del 14. Il grande giorno è il 7, San Fermìn, con l'Encierro alle 8 (e così sarà ogni giorno della Feria) e la processione in onore del santo alle 10 ... Non ancora rientrato in possesso delle forze sacrificate in tre soli giorni di casino perpetrato lo scorso anno a Iruña (Pamplona in basco) resto nell’afa milanese e guardo il primo Encierro alla tivù (Rtve, canale 535 di Sky, per favore non innamoratevi della intervistatrice Elena perché vi ho già pensato io, e perdutamente). Ovvio però che ritenga doveroso, e ciò accade nelle righe che seguono, raccontare alla gentile aficiòn lettrice quanto visto davanti al video. L’Encierro, tutti sanno ma “repetita juvant”, è la corsa dei tori (ai quali sono di solito affiancati i Cabestros buoi) dal Corral (recinto) in cui hanno pernottato alla Plaza de Toros. A Pamplona si va dalla Cuesta (salita) de Santo Domingo alla Plaza (proprietà della "Misericordia" che alla faccia del nome e visto il successo mondiale dei Sanfermines fattura ormai più di una multinazionale). Tori in Tivù, un'emozione nuovaOre 7.45 del 7 luglio. Come da tradizione la mia amica (beh, solo quattro chiacchiere - solito argomento la mia somiglianza con “Papi” Hemingway - durante una cena promo-turistica, ma provo a millantare anch’io amicizie potenti, lo fanno tutti) e Alcaldesa (sindaco) Yolanda Barcina ispeziona l’Encierro, meno di 900 metri affollati da ansiosi Corredores (oggi, primo giorno, gran casino, sono forse in 3500, giovani e pure molti non più giovani che però tentano di esserlo ancora o quantomeno ci provano, oltre a sperarci). Tutto è chiuso e sbarrato, negozi e portoni di case, le Vallas (barriere di legno) impediscono l’ingresso di intrusi che potrebbero rovinare l’Encierro, chi c’è c’è (ed è opportunamente esaminato: obbligo di “indumentaria adecuada”, quindi no gente vestita non sportivamente, no cose ingombranti in mano, né macchine fotografiche o quant’altro possa distrarre; è permesso solo un Periodico (giornale) che arrotolato e chiuso nel pugno di una mano dovrebbe – così assicura la tradizione – dare sicurezza e bilanciare nella corsa; di ciucchi nemmeno parlarne). Cantici, preghiere e via la "cascata" di zoccoli ed umaniCome ovvio la stragrande maggioranza dei Pamplonicas veste rigorosamente di rosso (basco, Pañuelo -foulard o fazzoletto-, cintura o fascia) e bianco (camicia e pantaloni). Ore 7.55, sotto la Hornacina (nicchia) con statuetta di San Fermìn, sulla Cuesta de Santo Domingo, si intona il primo dei tre Canticos (preghiera) richiedenti (in Castellano-spagnolo e in Euskera-basco) la protezione del santo (“A San Fermìn pedimos - chiediamo - por ser nuestro patròn, nos guie en el Encierro, dandonos su bendiciòn”). Ore 8 in punto (un tempo, in Spagna, la puntualità era un concetto molto astratto e le uniche manifestazioni che cominciavano in orario erano le corride e le partite di Calcio) sparo del Cohete (razzo, Chupinazo il giorno prima a decretare l'inizio dei Sanfermines) toros della Ganaderìa (allevamento) Peñajara in libertà. Otto Pastores con lunghi bastoni sorvegliano la Manada (mini) mandria. E’ cominciato l’Encierro. Chi corre Saca (tira fuori) Adrenalina allo stato puro, osservato da emozionati sguardi e macchine fotografiche protese da superaffollati balconi e finestre lungo il percorso (un gran bel business il loro affitto per la breve durata dell’Encierro, negli 8 giorni della Feria i proprietari delle case tirano su quanto basta per una vacanza al mare). Attenti alle "curve" dell'EncierroSaliti per la Cuesta e girato a sinistra davanti all’Ayuntamiento, i Corredores seguiti dai Toros a loro volta seguiti dai Pastores procedono verso la brutta curva sulla destra che dà sulla celeberrima, leggendaria Calle Estafeta. Bisogna stare accorti assai, c’è rischio - nonostante la recente installazione di un Antedeslizante / anti scivolante, di sdrucciolare e andare a sbattere sul Portalòn: lì si formano sovente strani montoni di umani e bestie con conseguenze talvolta serie (un toro pesa tra i 5 e i 600 chili più corna appuntite, ma per fortuna è in molti casi più saggio di tanti Homo sapiens ed evita di infierire, rialzandosi e proseguendo per la sua strada).La Calle Estafeta misura 300 metri, al termine dei quali si arriva all’edificio della Telefonica, leggera curva a sinistra, un altro centinaio di metri (sulla sinistra la statua di Hemingway, quante foto mi sono fatto scattare in sua compagnia) e si entra finalmente nella Plaza de Toros. Ma prima di finire nel rotondo spazio sabbioso della Arena si rischia ancora, e di grosso, nel Callejòn (androne) di ingresso che fa da tappo: perché i toros corrono secondo natura mentre gli umani cedono alle passioni e tendono eccessivamente a volersi superare, quando non fottersi l’un l’altro. E se su un mucchio di Corredores ci sbatte un toro, la marmellata è pronta. Pochi istanti di sublime adrenalinaOre 8.03, l’Encierro è già finito, è stato velocissimo (meno di 3 minuti, ma può anche durarne una decina perché il tempo è preso all’arrivo dell’ultimo Astado (cornupeta) ed è stato pure, ‘por fortuna’, non ‘peligroso’ e Limpio (pulito). Dopo che la Manada ha proseguito per i Chiqueros (stalle) entrano nel Ruedo/arena le Vaquillas (vacchette) anche loro di razza Brava, quindi pericolosette ancorché con le corna Emboladas (con una palla di ferro che le rende meno aguzze) a dispensar cornate a volte anche fastidiose ai (quasi) arditi Mozos (giovinotti) che scavalcano le Vallas (steccati) e si lanciano a sfidarle. Come da rito, poco dopo la fine dell’Encierro, la tivù fornisce il Parte (bollettino medico): Ningùn (nessun) ‘corneado’, solo contusioni e abrasioni (e tutti subito a commentare che l’assenza di drammi è dovuta al Capote, la cappa de San Fermìn). Finito l’Encierro, tutti a Desayunar (a mangiare) una bella prima colazione dopo tanta ciucca di una notte in bianco. Gli amici a Pamplona si fanno il magnifico Churro (acqua e farina fritta). Io, rimasto come un pirla a Milano, mi faccio un lugubre caffè con la Bialetti. Domani toros della ganaderìa andalusa di Cebada Gago. Un Encierro (commenta il locutor della tivù spagnola) peligroso. | ||
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